A proposito di profughi in Polonia

Bartosz Hlebowicz

PAROLE, PAROLE, PAROLE DEL GOVERNO POLACCO

La propaganda del governo polacco usa le definizioni come gli fa comodo: non vuole aiutare i rifugiati dalla Syria e quindi li chiama “migranti economici”; nello stesso tempo aiuta, anche se in modo un po’ passivo, i fuggiaschi dall’ Ucraina chiamandoli “profughi”.

Recentemente i lettori de “la Repubblica” avranno avuto l’occasione di sentire da importanti politici polacchi, primo fra tutti da Witold Waszczykowski, ministro degli affari esteri (intervista per “La Repubblica” 22.03.2017), poi dalla prima ministra Beata Szydlo (Beata Szydlo: „Abbiamo detto sì ma ora rispetto per i singoli Paesi”, 26.03.2017), che la Polonia “accoglie più di un milione di profughi dall’Ucraina”. Anzi, Waszczykowski parlava di 1,25 milioni.

La gente in Polonia sa che queste informazioni non sono esattamente vere, lo sa anche il nostro governo che “accoglie” soltanto circa venti ucraini ufficialmente riconosciuti come profughi. Dal 2013 c’erano stati quasi sei mila ucraini che avevano chiesto asilo in Polonia, la maggior parte dei quali aveva sentito un “no” dal nostro governo. Secondo i dati pubblicati dallo stesso governo polacco sulla pagina ufficiale soltanto poco più di mille cittadini ucraini ricevono oggi aiuto dello stato polacco (che, comunque, non è eguale allo status di profughi).

Mi chiedo cosa pensino i giornalisti de “la Repubblica” e i lettori italiani quando leggono queste enunciazioni. Mi chiedo cosa pensino i cittadini di Lampedusa. Magari ci vorrebbero per le parole del nostro governo alcune spiegazioni.

È vero che ci sono tanti (ma probabilmente non un milione) ucraini in Polonia e dopo la invasione russa del 2014 ne arrivano sempre di più, e sempre di più dall’ Ucraina del est, dove davvero non c’è più l’ Ucraina, ma repubbliche, pseudo-sovrane, create da Putin. È vero che questi fuggiaschi hanno bisogno di aiuto – e lo ricevono in territorio polacco. Anzi, lo trovano da soli perché sono brave persone, conoscono il nostro paese, qui hanno amici e contatti. La maggior parte di loro non chiede nemmeno lo status di profughi perché non ne ha bisogno. Riescono a ottenere quello che desiderano senza tale status. Cosa desiderano? Una vita migliore, senza fame, senza guerra, e forse anche un po’ di liberta (anche se questa diventa merce sempre più rara in Polonia). E tanti di loro ritornano in Ucraina per un periodo e poi di nuovo rientrano in Polonia.

Come, allora, capire la prima ministra quando dice che la Polonia “accoglie” i profughi dalla Ucraina o il ministro degli affari esteri quando dice che “ospitiamo” i profughi? Lo stesso ministro che i fuggiaschi dal Nord Africa e da Medio Oriente chiama “migranti economici” e il nostro governo usa questa denominazione come scusa per non partecipare al programma della Unione Europea di ricollocazione dei profughi dalla Siria, dall’ Eritrea o dall’ Iraq?

In un certo senso Waszczykowski e il nostro governo in generale hanno ragione quando cercano di far capire al resto dell’ Europa che anche gli ucraini soffrono per la guerra nel loro territorio a che anche loro hanno bisogno di aiuto.

Ma la parte brutta della propaganda del nostro governo è che usa queste definizioni come gli fa comodo: non vuole aiutare i rifugiati dalla Syria e quindi li chiama “migranti economici”; nello stesso tempo aiuta, anche se in modo un po’ passivo, i fuggiaschi dall’ Ucraina chiamandoli “profughi”.

 Bartosz Hlebowicz, Firenze

 

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